Ogni seme è un progetto organizzato; ha, cioè, una propria identità naturale, che si espone con specifica composizione chimica e proprietà dinamiche. Al contatto con un ecosistema che gli è congruo, vi entra in interazione, metabolizzando e coinvolgendo quanto è intorno a sé, fino a germogliare fuori dal terreno. Dopo di ciò, inizia una seconda progettazione.
Pur rimanendo integra la dinamica specifica del progetto del seme nel sottosuolo, si determina una spinta che, al contatto con un altro ecosistema, realizza un effetto diverso: non produce radici, bensì arbusti, gemme, foglie, etc., ed entro alcuni anni si viene a formare un ramo abbastanza forte che dà origine al frutto. Il seme comincia ad essere reale quando inizia l’incarnazione, quando forma la propria fenomenologia ed attiva una dinamica di interazione e assimilazione. Interagisce per selezionare ciò che gli è proprio, e successivamente assimila ciò che è conforme alla sua identità, specificandolo secondo la propria tipologia (ad esempio, la terra diventa albero, radice, frutto, etc.).
Similmente, l’In Sé ontico di ognuno si noi è un principio formale, cioè è in grado – avendo il contesto adatto, cioè delle situazioni congrue, assimilabili – di realizzarsi ed evolversi nell’ambiente storico secondo precise caratteristiche.
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